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In questa puntata del podcast pariamo di come, noi venditori, riusciamo spesso ad auto sabotare i nostri progetti professionali. Lo faccio raccontandoti "il mito delle cinque età" di Esiodo e poi proverò a darti dei consigli per prevenire il problema

La scorsa settimana abbiamo parlato di crescita personale. Ti avevo raccontato delle mie perplessità in merito e per questo abbiamo visto assieme un metodo piuttosto semplice per cercare di produrre un piano di crescita più credibile.

Ovviamente ho cercato di proporre qualcosa di semplice, ma consapevole del fatto che la soluzione finale, come ama dire qualcuno, non esiste. Ognuno di noi, infatti, vive la propria vita e affronta i cambiamenti come meglio crede, ma soprattutto come può.

Ci tengo a precisarlo perché non vorrei fare come qualcuno, che quando gli effetti della pozione magica si manifestano irrilevanti e i problemi rimangono lì, usano il vecchio metodo della polvere e del tappeto. Lo alziamo, buttano tutto sotto, lo abbassiamo e ci dicono che è tutto a posto.

Inutile dire che, se vogliamo prenderla larga, la strada giusta da seguire sarebbe quella di andare per tentativi fino a quando il problema non viene risolto. Quando invece vogliamo cercare una soluzione che non preveda una ventina di reincarnazioni per essere trovata, possiamo cominciare a informarci per poi poter adottare soluzioni diverse.

Ho fatto tutto questo preambolo perché vorrei concentrare la mia attenzione sul problema, quello vero e cioè noi stessi. Perché, fondamentalmente, siamo i primi a sabotarci da soli.

Lo facciamo fissandoci su ciò che crediamo vere od ostinandoci a perseguire progetti potenzialmente irrealizzabili che ci fanno perdere ogni genere d’entusiasmo.

La nostra miopia nei confronti della nostra vita, dunque, spesso rappresenta il primo, grande problema che ci affligge, ma è anche vero che una certa responsabilità la possiamo dare anche a Esiodo.

Chi è Esiodo?

È l’autore del primo poema didascalico giuntoci integro dalla Grecia antica che si intitola “Le opere e i giorni” e narra il mito delle età.

Bene – dirai tu -, ma noi cosa abbiamo a che fare con un poeta dell’antica Grecia?

Per spiegarlo partiamo dall’inizio e cioè da cos’è un mito

Un mito (dal greco μύθος, mythos, pronuncia miuthos) è una narrazione investita di sacralità relativa alle origini del mondo o alle modalità con cui il mondo stesso e le creature viventi hanno raggiunto la forma presente in un certo contesto socioculturale o in un popolo specifico. Di solito tale narrazione riguarda dei ed eroi come protagonisti delle origini del mondo in un contesto soprannaturale. Spesso le vicende narrate (oralmente) nel mito hanno luogo in un'epoca che precede la storia scritta. Nel dire che il mito è una narrazione sacra s'intende che esso viene considerato verità di fede e che gli viene attribuito un significato religioso o spirituale. Ciò naturalmente non implica né che la narrazione sia vera, né che sia falsa.

https://it.wikipedia.org/wiki/Mito


Esiodo quindi ha inventato una storia. Nulla di più. Ovviamente leggendo la definizione qui sopra però si capisce quali implicazioni abbia avuto sulla realtà che ci circonda. Perché parole come “soprannaturale”, “narrazione sacra”, “verità di fede” o “significato religioso o spirituale” non sono stati scritti a caso.

Ma in che modo un’opera inventata tra l’VIII e il VII secolo A.C. può incidere nella nostra percezione attuale della realtà?

Anche in questo caso per spiegarlo è meglio dare un’occhiata, sommaria, a cos’è scritto in questo mito. In sostanza Esiodo divide le età dell’uomo in 5 fasi:

Età dell’oro.

Gli uomini creano gli immortali.

Questi uomini mortali vivevano senza lavorare, non trasformavano le merci in prodotti, non si facevano travolgere dalle emozioni ed erano liberi da fatiche, da sventure e su di loro non incombeva la vecchiaia. Tutti i beni della terra erano a loro disposizione senza che loro dovessero tribolare. In quest'epoca gli uomini erano sempre giovani e la morte li prendeva nel sonno. Non soffrivano nemmeno nel morire.

http://www.stregoneriapagana.it/eta-uomo-in-esiodo.html


Si tratta della descrizione di una figata. Questi non dovevano fare nulla perché avevano già tutto e tutto gli era dovuto. Per morire, poi, il problema non esisteva perché si addormentavano e il gioco era fatto. Ictus, infarti, morti violente per loro erano semplici barzellette da raccontare ai nipotini.

Fa ridere? Probabilmente si, ma se trasliamo questo mito nella storia Cristiana lo potremmo identificare nel racconto del giardino dell’eden. Fa ridere? Forse un po’ meno, ma andiamo avanti.

Età dell’argento.

Gli abitatori dell'Olimpo creano gli uomini dell'età dell'argento.

Gli uomini dell'età dell'argento sono caratterizzati dalla stupidità. Una stoltezza che è associata alla madre. Perché, anche qui, dobbiamo decidere se è la madre che favorisce la stoltezza o se la madre è costretta ad agire in questo modo data la stoltezza con cui Zeus ha creato l'uomo.


http://www.stregoneriapagana.it/eta-uomo-in-esiodo.html


Già quella volta, mi sembra di notare, non è che le donne fossero propriamente rispettate, ma preferisco non approfondire. Qui la cosa che ci interessa invece è che se nell’era precedente questi oziavano da dì a mane, in questa sono sostanzialmente stupidi e ignoranti. Non veneravano gli dei e non ne volevano saperne di fare sacrifici.

Questa volta non ti chiedo se fa ridere, ma ti invito a trovare la similitudine con i racconti che i cristiani facevano dei pagani.

Età del bronzo.

Gli uomini vengono creati da Zeus.

La seconda creazione di Zeus non è dissimile dalla prima. Se la prima creazione, quella dell'età dell'argento, era caratterizzata dalla stoltezza, nella seconda creazione degli uomini da parte degli Immortali gli uomini risultano distruttivi e violenti. Esiodo ci dice che l'unica cosa che sapevano fare questi uomini era distruggere

http://www.stregoneriapagana.it/eta-uomo-in-esiodo.html


Il primo tentativo di Zeus era andato decisamente male, perciò ci riprova. Crea dunque una nuova generazione di uomini che, nelle intenzioni, avrebbero dovuto essere meno stupidi dei precedenti, ma visto il risultato non mi sembra abbia fatto progressi che siano degni di nota.

Lo dimostra il fatto che inventa una generazione di esseri umani distruttivi e violenti che però, nelle varie epoche storiche, ci tanno benissimo. Rappresentano, infatti, alla perfezione gli individui che vivono nel presente. In ogni presente, intendo.

Ovviamente questa descrizione calza alla perfezione anche in quello in cui stiamo vivendo ora e ci fa capire come una storia di due millenni or sono sia riuscita a sopravvivere.

Se ci pensi, con le dovute proporzioni, è esattamente la stessa narrazione che usa oggi la propaganda. Indifferentemente dal fine per cui viene messa in atto tende a raccontare di una realtà difficile e un presente incerto. Per poi passare alla fase successiva che è quella della soluzione, possibilmente semplice, messa lì su un piatto d’argento.

Poco importa se è credibile e se ha dei fondamenti reali, l’importante è la narrazione.

L’età degli eroi.

Gli uomini vengono creati da Zeus.

Questa età dell'uomo non è diversa dall'età precedente. I creati da Zeus vivono per combattere, muoiono combattendo e la gloria si conquista solo con il combattere. Tutti gli eroi spariscono. Molti muoiono combattendo, altri muoiono di morte naturale mentre per i sopravvissuti Zeus li stabilisce oltre i confini del mondo, nelle isole dei beati presso l'Oceano dai grandi gorghi. Li rende senza affanni, felici e tre volte l'anno quella terra feconda consegna loro frutta e miele.

http://www.stregoneriapagana.it/eta-uomo-in-esiodo.html


Qui Esiodo ha un problema perché ci sono cinque ere e lui ha solo quattro materiali, perciò la spara. Ma poco importa perché questa è l’era perfetta. Dai, quasi perfetta!

Gli uomini che popolano questa età hanno diritto ad avere una vita quasi come quella dell’età dell’oro, ma per arrivarci devono combattere tutta la vita. Dettaglio poco importante perché alla fine, a prescindere dalle cause della morte, svaniscono in una specie di eden. Luogo dove si sta sicuramente meglio che nell’era precedete e soprattutto nemmeno confrontabile con quella successiva che adesso vediamo.

L’età del ferro.

Gli uomini non vengono creati da Zeus.

Gli uomini dell'età del ferro, a differenza degli uomini che li hanno preceduti nelle varie età, lavorano e si preoccupano di costruire un futuro. Gli uomini dell'età del ferro trasformano il loro presente e per questo si "distruggono per la fatica e per la pena". Sono talmente invisi a Zeus che anziché aiutarli, gli Dèi "daranno pensieri luttuosi" e "i beni saranno mescolati ai malanni".

http://www.stregoneriapagana.it/eta-uomo-in-esiodo.html


Come detto poco fa è sicuramente meglio combattere tutta la vita e finire su un’isola che assomiglia vagamente all’eden piuttosto che vivere in un’era dove la descrizione sembra fatta apposta per essere associata al lavoro e ai pensieri.

Ecco dunque qual è l’analogia tra Esiodo, vissuto sette o otto secoli prima di Cristo e la nostra realtà di tutti i giorni.

Questo mito infatti è talmente radicato nella nostra cultura, soprattutto religiosa, che lo viviamo e lo prendiamo a modello per strutturare la nostra vita. Il bello è che lo facciamo in modo inconsapevole perché per noi rappresenta la normalità e non ce ne rendiamo conto.

Perciò, questo è anche il motivo per cui dico che il nostro nemico più grande siamo noi stessi, che cerchiamo di vivere in realtà comode piuttosto che utili e stimolanti. Siamo vittime delle nostre stesse abitudini.

Se questo però è il problema, quale potrebbe essere la soluzione?

Probabilmente una soluzione veloce ed efficacie nel breve periodo non esiste perché se ci fosse e io la conoscessi, molto probabilmente sarei milionario e potrei ambire a vivere allegramente nella prima delle cinque ere. Invece sono qui a sbattermi come tutti.

Un approccio diverso però è possibile e se vogliamo rapportarlo alla nostra professione, perché è questo che ci interessa, possiamo riassumerlo in due parole: “Costo” e “Investimento”.

Partiamo dalla prima definizione e cioè quella di costo:

In economia, management e contabilità, il costo è l'espressione in moneta o altro valore numerario del valore dei beni e servizi utilizzati per la produzione o l'acquisto di un bene o servizio.
Può essere determinato sulla base di valutazioni interne al soggetto economico che lo detiene o in transazioni economiche con terze economie.
La determinazione del costo può avvenire attraverso numerose modalità e tenendo conto di più variabili, in funzione dello scopo specifico di determinazione di detto valore economico.
Il costo di un bene esprime il valore dei fattori impiegati per la sua realizzazione

https://it.wikipedia.org/wiki/Costo


Sempre più spesso, noi venditori, strutturiamo la nostra vita professionale in un continuo loop di costi e benefici. Lo facciamo perché le aziende per le quali lavoriamo, tranne le solite mosche bianche, vogliono da noi dei risultati concreti in tempi certi.

E cosa c’entra, in tutto questo, il mito di Esiodo?

C’entra, perché abbiamo sempre l’impressione di vivere in un mondo in decadenza dove le cose, di qualunque decennio precedente si parli, andavano comunque meglio dell’attuale.

Il presente, poi, è difficile. Tutti contro tutti, non ci si può fidare più di nessuno. Ognuno pensa solo a sé stessi e gli altri non vedono l’ora di trovare una nostra debolezza per affondarci come si fa con le zattere alla deriva.

La nostra scelta, dunque, è tra cercare di costruirci una buona posizione professionale sulla quale un giorno speculare per poter vivere di rendita, oppure morire di stenti per l’eternità.

In una realtà come questa, mi sembra piuttosto evidente, l’unico obiettivo proponibile è quello di muoverci il meno possibile per cercare di sbagliare poco. Gli errori infatti sono una perdita di tempo e servono solo per minare la nostra credibilità, perché possiamo risultare affidabili solo se siamo quelli che sbagliamo meno di tutti.

Se guardiamo la cosa da un punto di vista temporale possiamo dire che viviamo nel passato, dove tutto era più facile. Siamo terrorizzati del futuro perché, se tanto mi da tanto, la parabola discendente non da cenni d’inversione. Mentre il presente, semplicemente, non è pervenuto.

Vista la situazione è piuttosto evidente che non possiamo fare niente perché, sostanzialmente, ogni strada è preclusa.

Per la verità però, come ho detto poco sopra, una soluzione almeno per cominciare ci sarebbe. Dovremmo idealmente accenderla girando la manopola sull’altra posizione, passando dalla modalità di costo, o forse è meglio definirla di costo/benefico, a quella di investimento.

In economia per investimento si intende l'attività finanziaria di un soggetto economico detto investitore atta all'incremento di beni capitali mediante l'acquisizione o creazione di nuove risorse da usare nel processo produttivo al fine ultimo di ottenere un maggior profitto futuro o incrementare la propria soddisfazione personale.
Caratteristiche tipiche di un investimento sono l'impiego di un capitale iniziale per raggiungere gli obiettivi finali.

https://it.wikipedia.org/wiki/Investimento


Io, questo passaggio, l’ho fatto in modo totalmente involontario. In realtà è stato uno degli effetti della mia scelta di dare un taglio netto alla realtà nella quale vivevo.

S’è trattato d’un cambio dal sapore magico perché mi ha dato la possibilità di definire in modo radicalmente diverso l’orizzonte della mia vita professione.  Mi ha permesso di passare da un percorso da affrontare quasi alla cieca a un cammino di scoperta che si rinnova giorno per giorno.

Certo il conto è stato salato, perché per capirlo ho dovuto ridisegnare completamente la mia vita, ma alla fine guai se non l’avessi fatto.

Detta così, però, sembra semplice, perché la mia personalissima illuminazione è giunta solo nel momento in cui ho completato l’ebook. Solo in quel momento e perciò dopo molto tempo da quando l’avevo iniziato, mi sono reso conto di una cosa.

Se avessi guardato il risultato solo dal punto di vista del costo puro sarebbe stata una sconfitta epocale. La mia personalissima Caporetto. Cosa che, per un po’, ho anche pensato veramente perché quello era il modo che avevo di pensare la mia vita professionale.

Mi dava una vaga sensazione di sicurezza sapere che l’assioma costo/beneficio fosse la soluzione finale per salvare il mondo e partire per la mia personalissima isola tropicale vagamente simile all’Eden. Per me tutto il resto non era contemplato.

Quella volta, però, non è andata così perché c’era una cosa che non avevo mai ponderato, ma che ha fatto la differenza. Ho capito che non c’era nessuna necessità di scrivere un ebook, ma piuttosto avevo bisogno impellente e giustificato di motivare le mie giornate con qualcosa che le desse un senso.

Di fronte al fallimento del mio modello sociale ho capito anche un’altra cosa e cioè che scriverlo mi è servito per trovare il coraggio di raccontare me stesso e soprattutto definire le persone con le quali avrei desiderato interagire.

Il vero investimento è stato questo. Per la prima volta avevo capito che il motivo per cui stavo producendo qualcosa non era per uno scopo fine a sé stesso, ma per cercare di rendermi veramente utile per qualcuno.

Questo però non l’avevo capito subito, ma lo provavo chiaramente solo attraverso una bella sensazione. Ogni volta che cominciavo a scrivere sentivo che stavo dando un senso alla mia giornata e credimi che in una situazione come quella in cui vivevo è stato il regalo più grande che potessi ricevere.

Poi, con il tempo ho imparato che ragionando il chiave d’investimento e non di costo mi si era aperta una realtà parallela nella quale potevo costruire il mio cammino e dove la sfida non era più contro qualcuno o qualcosa, ma solo contro me stesso.

Ho capito che non dovevo pensare di rivoluzionare tutto e subito. Piuttosto dovevo cercare di dare più valore ai momenti in cui potevo creare qualcosa per mezzo della mia creatività, perché quella era la mia voce.

Quella era la sola strada per fare in modo che il mio tempo non venisse sprecato e l’investimento diventasse realmente fruttuoso.

Oggi, quando produco un podcast, un articolo o un video, sento di aver realizzato un mattoncino che metto orgogliosamente sulla mia personalissima casa ideale. Lì dentro ci sono tutti i miei progetti e tutto me stesso.

La cosa che la rende magica, però, è che rimane sempre lì, a prescindere da tutto. Nonostante la pioggia, il vento, la neve, il caldo o il freddo, lei rimane sempre lì. Ogni giorno la ritrovo sempre al solito posto pronta a ricevere il mio nuovo mattoncino. È la mia casa.

Per questo ti invito a riflettere sul fatto che il modo in cui viviamo spesso non è quello più utile per raggiungere i nostri obiettivi, ma spesso è l’unico che conosciamo. Per questo crediamo sia il migliore.

Dovremo quindi iniziare a definire il nostro percorso e i nostri progetti in un ambito differente, dove gli errori non sono da evitare, ma diventino parte integrante della nostra crescita.

Spero di esserti stato utile e di averti dato qualche spunto di riflessione anche questa settima. Per qualunque domanda contattami pure, cercherò di esserti utile.

Buona giornata e buona settimana.

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