fbpx

Marketing Sensoriale. Cos’è e a cosa serve

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su pocket
marketing sensoriale
Photo by h heyerlein on Unsplash

Il marketing sensoriale ha lo scopo di risvegliare i cinque sensi attraverso le emozioni e legarli al nostro brand. In pratica, attraverso questo strumento, possiamo relazionarci con il cliente a un livello più profondo.

Personalmente, il sensory marketing, lo ho sempre usato, anche quando non lo conoscevo. Infatti, è piuttosto normale per noi venditori, raccontare il nostro prodotto ai clienti.

Oggi però, con l’avvento di internet e di forme di web marketing avanzate, il marketing applicato ai sensi ha visto la sua consacrazione. Questo perché viene sempre più usato nello storytelling, che è il modo migliore per valorizzarlo. 

Di cosa parliamo oggi

Premessa

Prima di cominciare, però, è utile fare una premessa perché nel marketing sensoriale dobbiamo ricordarci che andiamo ad agire su due livelli ben definiti del nostro cliente e cioè su:

  • Sensazioni: perciò sullo stimolo che il nostro cervello invia ai sensi attraverso gli stimoli
  • Percezioni: dunque sulla percezione e consapevolezza dello stimolo sensoriale che riceviamo. In pratica sul modo in cui interpretiamo la sensazione stessa

Fatta la doverosa premessa veniamo alla descrizione del modo in cui il branding sensory interagisce con i nostri sensi e con quali lo fa meglio.

Il tatto

Il tatto è un senso sempre troppo poco valorizzato. Perciò se siamo dei venditori fisici sarebbe meglio cercare di sfruttarlo. Perché in un mercato dove si fa a gara per rubare anche solo qualche secondo di attenzione alla concorrenza questo è un fattore su cui puntare.

Infatti, permettere alla persona di usare il tatto per percepire le unicità del nostro prodotto potrebbe fare la differenza tra una vendita e un fallimento.

Ovviamente il marketing sensoriale deve essere applicato nella forma in cui è possibile. Non tanto per la qualità del prodotto che vendiamo, ma piuttosto per il canale in cui lo vendiamo.

Se, come detto poco fa, facciamo una vendita in modo tradizionale possiamo far toccare il prodotto. Quando invece usiamo il digitale dobbiamo imparare a raccontare la sensazione come se fosse un’azione reale.

Il gusto

Viene da sé che la possibilità di usare il gusto per dare valore al nostro branding sensory è correlato con il prodotto che vendiamo. Se commercializziamo bulloni in acciaio è probabile che non sia il mezzo giusto per raccontare il nostro prodotto.

Il gusto, però, se usato sapientemente all’interno del mostro marketing sensoriale può essere utile. Per esempio, se vogliamo trasmettere emozioni legate al cibo. Significa che usando lo storytelling all’interno della nostra presentazione potremmo coinvolgere il nostro cliente creando associazioni tra cibo e stati d’animo.

La vista

La vista e lo strumenti di sensory marketing più utilizzato. Questo perché è lo strumento più usato dal nostro cervello per recepire informazioni e trasformarle in emozioni.

Per dire quanto usiamo questo senso, tieni presente che quando parliamo o ascoltiamo qualcuno quello che avviene è uno scambio e una condivisione di immagini.

Non ci credi? Bene. Ora non immaginare una bottiglia di latte da un litro con l’etichetta blu sopra un tavolo nero.

Suppongo tu abbia visualizzato tutto, ma se rileggi bene sopra ti avevo detto di non immaginare la cosa. Questo ci insegna due cose:

  • Che comunichiamo per immagini, ma non è detto che quelle che ho nella mia mente equivalgano a quelle che arrivano in quella di chi mi ascolta
  • Il cervello non è in grado di riconoscere le negazioni. Perciò dobbiamo sempre limitarle al massimo. Evitiamo perciò scrupolosamente frasi del tipo: “non si preoccupi”, “non sono qui per fregarla” o cose simili. L’immagine che passa infatti è terribile

L’udito

L’udito è un senso molto particolare perché potenzialmente è molto importante, ma nel canale digitale spesso perde molto del suo potere.

Se però facciamo un discorso relativo alla vendita tradizionale, l’udito e un senso da stimolare assolutamente. E lo possiamo fare in diversi modi.

La maniera più semplice è quella usata nelle pubblicità delle automobili. Fanno sentire il rumore della porta che si chiude, il silenzio nell’abitacolo, il rumore del motore, e tutto ciò che può risvegliare in noi delle emozioni.

Invece per il canale digitale, il marketing sensoriale e soggetto a diverse limitazioni. La più grande è costituita dal fatto che ormai la maggior parte dei video viene guardato senza audio. Soprattutto sui social.

Perciò bisogna fare molta attenzione a come si vuole fare branding sensory e soprattutto dove.

Con questo però non voglio dire che non di debba curare l’audio dei prodotti digitali. Perché se è vero che non passa sui social, lo è altrettanto il fatto che quando si guarda un video, l’audio ricopre un ruolo primario. Forse ancora più del video stesso.

L’olfatto

L’olfatto è un senso che viene usato poco, soprattutto nello Storytelling, perciò, come sempre, il mio consiglio è quello di sfruttarlo perché può differenziarci parecchio dai concorrenti.

In realtà però è usato parecchio nella vendita reale. Basti pensare ai panifici che amplificano il profumo del pane dentro e fuori dal locale tramite veri e propri profumi. Oppure i negozi che spruzzano le loro fragranze sulla confezione del prodotto che acquistiamo.

I sensi e il web

Nel modo digitale, comunque, applicare il marketing ai sensi non è per nulla facile. O meglio, lo è per alcuni, mentre diventa molto difficile per altri.

Diciamo che qui la vista fa da re incontrastato e l’udito viene subito dopo. Soprattutto da quando le grosse aziende americane come Google, Amazon e Apple hanno cominciato a investire parecchio sugli assistenti vocali e sugli strumenti che valorizzano molto il canale audio dei loro contenuti.

Per tutti gli altri sensi c’è poco da fare. Le barriere per applicare bene il marketing sensoriale sono altissime. Però per risolvere parzialmente il problema ci viene in soccorso uno strumento molto potente e cioè lo Storytelling di cui, però, parleremo nella prossima puntata.

Spero che questo articolo possa aiutati a trovare nuovi stimoli. Se hai piacere di rimanere aggiornato sui miei articoli, podcast e video ti invito a iscriverti alla newsletter. Questa ovviamente è “mail marketing free”. Perciò non riceverai spam o cose simili.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su telegram
Condividi su pocket
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Iscriviti alla Newsletter

Questa Newsletter è "mail marketing" free. Non riceverai SPAM, te lo prometto!

Controlla la mail. Ti ho inviato il link per il download

Buona lettura