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In questa puntata del podcast, la numero 43, ti parlerò dell'importanza di avere un buon progetto professionale. Infatti questo è il tassello più importante perché costituirà la pietra angolare sulla quale costruiremo tutto il resto

Oggi riprendiamo da dove avevamo finito la puntata precedente e cioè dalla lista dei buoni propositi e dei progetti per la nuova stagione.

Avevo deciso, infatti, di intraprendere un percorso che mi permettesse di ottimizzare il tempo che dedico a questo progetto. Sostanzialmente perché, non avendone molto, devo trovare il modo, ogni settimana, di fare tutto ciò che serve.

Perciò partiamo dall’inizio e vediamo perché è importante avere un progetto. Poi, con l’andare del tempo, vedremo anche come scriverlo e soprattutto quali strumenti usare per poterlo strutturare in modo credibile.

Lo scopo, dunque, è quello di trasformare questi articoli in un piccolo ebook gratuito che metterò a disposizione di chi lo vorrà leggere, ma soprattutto per permettermi di compilare in modo corretto ed esauriente la mia pagina del progetto del sito.

Questa infatti esiste già, ma diciamo che è molto scarna perché riporta semplicemente dei principi di base che voglio seguire, ma che sostanzialmente non dicono nulla di me e non approfondiscono l’argomento del progetto.

Ma veniamo al dunque e diamo un’occhiata ai 4 punti importanti che spiegano perché è importante avere un progetto professionale:

Per avere

• Più consapevolezza rispetto alle proprie scelte lavorative e ai propri valori professionali

• Più consapevolezza rispetto ad eventuali gap formativi da colmare per raggiungere l’obiettivo professionale prefissato

• Più conoscenza del settore/mercato di riferimento a livello economico, geografico e occupazionale

• Più responsabilità rispetto alle proprie scelte e ai loro esiti.

http://www.polopsicologo.it/2016/04/12/5-domande-da-porti-riuscire-realizzare-un-progetto-professionale-efficace/

CREARE UN PROGETTO PER AVERE PIÙ CONSAPEVOLEZZA RISPETTO ALLE PROPRIE SCELTE LAVORATIVE E AI PROPRI VALORI PROFESSIONALI.

Quando decidiamo di intraprendere un progetto professionale dobbiamo sempre considerare che il nostro compito deve essere quello di intercettare l’interesse delle persone alle quali lo rivolgiamo perché purtroppo, se non l’abbiamo ben presente, il rischio è quello di proporre argomentazioni troppo generiche.

Io personalmente immagino sempre di avere a fianco un ex collega oppure un nuovo venditore al quale dare dei consigli e questo è un modo come un altro per definire il mio interlocutore. Possiamo, ovviamente, usare anche una tecnica diversa, ma se non partiamo da questa idea, di cosa parliamo? Con chi parliamo? A chi possiamo renderci utili?

Sostanzialmente il problema è che il nostro lavoro di divulgazione dev’essere mirato. Se per esempio decidiamo di fare un podcast rivolto ai venditori, come nel mio caso, non è sufficiente dire che è rivolto a loro, perché ce ne sono un miliardo di tipologie.

C’è il venditore che fa vendita diretta, il venditore monomandatario che lavora per un’azienda singola e quindi deve seguire sostanzialmente le sue indicazioni, può essere un plurimandatario, ci può essere il dipendente che fa il commerciale. Insomma, di venditori, ce ne sono di mille tipi.

Io per esempio ho deciso di rivolgermi ai nuovi venditori, quelli che hanno poca esperienza e quelli che si avvicinano alla vendita senza alcuna conoscenza. È chiaro, poi, che quando questa persona si specializzerà, potrà continuare a seguire questo podcast ma sicuramente, come mi auspico, andrà alla ricerca anche di informazioni più specifiche.

Perciò tutto parte da lì. Qualunque cosa decidiamo di fare bisogna prima capire a chi rivolgerci. Ma non a grandi linee, bensì in modo specifico, perché dobbiamo farlo verso una nicchia di mercato ben specifica.

Tanto che potrei dire che, sicuramente, mi rivolgo ai nuovi venditori, ma se volessi strutturare il messaggio in modo ancora più specifico potrei definire anche il canale sul quale opera. Cosa che oggi non faccio perché preferisco dare delle informazioni di più ampio respiro.

CREARE UN PROGETTO PER AVERE PIÙ CONSAPEVOLEZZA RISPETTO AD EVENTUALI GAP FORMATIVI DA COLMARE PER RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO PROFESSIONALE PREFISSATO.

Un motivo per il quale dovremmo sempre cercare di avere le idee ben chiare è perché potrebbe capitarci di credere di aver avuto una bella idea o un progetto sensazionale da perseguire, ma il problema è che ciò, quasi sempre, avviene solo dentro la nostra testa e lì è tutto piuttosto semplice.

Immersi nelle nostre idee, infatti, possiamo fantasticare e soprattutto non andremo mai a scontrarci con la realtà e con i problemi che questa porta con sé. Nel mio caso, per esempio, quando ho deciso di intraprendere questo percorso ho pensato di possedere le competenze giuste, dopodiché portando il tutto nella realtà, i problemi sono saltati fuori.

Sostanzialmente sono problemi di tempo e budget per sovvenzionare il progetto. Stiamo dunque parlando di cose concrete, perché se lavoro otto o dieci ore al giorno è decido di fare un podcast, devo anche considerare che tutto quello che devo fare a corredo richiede del tempo e non poco.

Per capirci, mi devo dedicare alla creazione di un articolo, la correzione, la pubblicazione e molte altre cose. Tutto ciò porta via del tempo e quel tempo, per quanto mi riguarda è, per la maggior parte, sprecato.

Ovviamente non lo sarebbe se volessi fare un prodotto assolutamente perfetto, ma io voglio creare contenuti utili e non necessariamente impeccabili. È solo una questione di scelta editoriale.

Per quanto mi riguarda ritengo sia più utile dedicare quel tempo alla formazione e a tutte quelle attività utili per raggiungere il mio obiettivo. Perciò quando realizziamo il nostro progetto professionale dobbiamo pensare soprattutto ai nostri gap formativi.

Quindi, quando decidiamo di prendere in mano il nostro progetto e metterlo nero su bianco per iscritto, lo dobbiamo fare perché ci serve per valutare le nostre reali capacità.

Avere un progetto a monte, quindi, ci può aiutare a diminuire il gap tra quello che siamo e quello che desideriamo diventare.

Per farlo correttamente, però, dobbiamo smetterla di pensare ai nostri progetti come obiettivi da raggiungere, ma dobbiamo imparare a considerarli, piuttosto, come percorsi da intraprendere.

È IMPORTANTE CREARE UN PROGETTO PER AVERE PIÙ COSCIENZA DEL SETTORE E MERCATO DI RIFERIMENTO A LIVELLO ECONOMICO GEOGRAFICO E OCCUPAZIONALE.

Significa che quando mettiamo per iscritto il nostro progetto, tra le tante cose, dobbiamo anche valutare l’impatto che può avere a livello pratico e cioè quante persone possono ne possono usufruire.

Penso a quando ho cominciato, alla fine degli anni 80, e nel momento in cui dovevamo fare un ragionamento sul mercato da colpire pensavamo a una zona che coprisse mediamente una provincia. In quegli anni ci poteva stare. A volte potevamo inglobare anche un’intera regione. Dipendeva da che tipo di mandato di agenzia ci veniva proposto.

Oggi le cose non funzionano più in questo modo, anche se è vero che molte aziende continuano imperterrite ad avere agenti che lavorano su zone definite a livello geografico.

Le più evolute però fanno lavorare i venditori sui contatti e non considerano più il fattore geografico perché si sono accorte che la cosa fondamentale è che i venditori creino dei rapporti di confidenza con i clienti.

I venditori moderni infatti hanno abbattuto la barriera della zona circoscritta perché comunicano con i loro clienti con metodi diversi. Questo, ovviamente, va a loro vantaggio perché fanno meno strada, ma soprattutto per i clienti che non perdono più tempo.

A oggi le nuove tecnologie ci permettono di contenere i costi, ci danno la possibilità di approcciare una platea di clienti raggiungibile velocemente e soprattutto sfruttabile. Dopo di che ci sono mille modi di farlo, però l’importante è ricordarsi le possibilità di sono.

È IMPORTANTE CREARE UN PROGETTO PER AVERE PIÙ RESPONSABILITÀ RISPETTO ALLE PROPRIE SCELTE E I LORO ESITI

Avere un progetto, sostanzialmente, ci permette di prenderci le nostre responsabilità in modo più sereno perché se vogliamo arrivare ad un determinato obiettivo abbiamo la mappa per arrivarci.

Ciò avviene perché, se un giorno non riusciamo a fare quello che vogliamo ma abbiamo l’intelligenza di riflettere sulle cose, possiamo concentrare la nostra attenzione sul nostro progetto e su come modificarlo, piuttosto che fissarci sul problema fine a sé stesso.

Quando le cose non funzionano, perciò, dobbiamo imparare a cambiare qualcosa per fare in modo che il tutto finzioni, oppure possiamo pensare di prendere meglio la mira rispetto il tipo di cliente che voglio raggiungere.

Il nostro progetto, dunque, deve diventare quasi come un mantra contro l’errore più grande che possiamo fare e cioè quello di incolpare gli altri dei nostri fallimenti.

Ogni giorno infatti possiamo avere la giornata più bella del mondo o la più brutta ma, comportandoci così, avremo sempre dei punti di riferimento che ci permetteranno di capire cosa stiamo facendo e soprattutto dove stiamo sbagliando.

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