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Oggi parleremo di noi venditori e della necessità di strutturare un progetto realistico per la nostra crescita professionale. Vedremo cos’è un progetto e quali sono le caratteristiche fondamentali per deve avere. Come sempre questo articolo e collegato con una puntata del mio podcast che puoi ascoltare qui sopra.

Avevo finito l’articolo precedente con un consiglio e cioè di passare da una visione costo/beneficio delle nostre azioni professionali, a quella più sostenibile d’investimento. Ho anche raccontato di come sia riuscito ad arrivare a questa conclusione tramite la scrittura del mio ebook, con il quale ho sperimentato con mano gli effetti benefici di questo cambiamento.

Oggi invece voglio parlarti di come possiamo strutturare un progetto sostenibile per il nostro futuro, perché è perfettamente inutile anche solo teorizzarlo se non partiamo da principi solidi. 

La prima cosa che mi sento di dire è che il passaggio più complicato è quello di cominciare a prenderci le responsabilità degli effetti delle nostre decisioni. Ogni giorno, infatti, ci troviamo davanti a scelte d’ogni genere che spesso siamo costretti a prendere senza poterci pensare molto e da qui nascono i veri problemi.

Questo ci fa capire che tali problemi non sono costituiti dalle decisioni in sé, ma piuttosto dagli effetti che producono quando i risultati che otteniamo non collimano con ciò che avevamo sperato.

Quando si verificano queste situazioni, poi, è anche piuttosto naturale cercare il colpevole, ma troppo spesso, nel farlo, commettiamo uno sbaglio ancora più grande. Cominciamo a cercarlo nel luogo sbagliato e cioè nelle persone o nelle situazioni presenti nel contesto nel quale abbiamo compiuto quell’errore.

IMPARIAMO A PRENDERCI LE NOSTRE RESPONSABILITA’

Per spiegare ciò che voglio dire ti riporto una citazione:

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è quella dell’incompetenza. L’ inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita.

Albert Einstein

Einstein, in questa citazione, ci riporta alla realtà e ci spiega che l’unico posto dove possiamo pensare di trovare una soluzione attendibile ai nostri problemi è solo ed esclusivamente in noi.

Dare la responsabilità alla crisi, globale o personale che sia, o a fattori esterni a noi che non possiamo neanche minimamente controllare, diventa un’ammissione d’impotenza, prima di tutto, nei confronti di noi stessi.

La verità è che troppo spesso viene più comodo incolpare qualcuno o qualcosa dei nostri fallimenti perché ci permette di chiuderla lì. È un po’ come il vecchio detto: “Via il dente, via il dolore”.

Il nostro vero problema è dunque la pigrizia di guardare il problema dalla giusta prospettiva perché, farlo, significherebbe dover cominciare a mettere in dubbio i nostri dogmi.

Lo so che è difficile, perché ci sono passato anch’io per quella via e so che ammettere una sconfitta per responsabilità diretta è veramente complicato. Ma fino a quando non cominceremo a farlo in modo sistematico, rimarremo sempre vittime di noi stessi.

Di fronte a un problema, perciò, dobbiamo imparare a definire con una certa precisione cosa vorremmo fare per risolverlo e confrontarlo con quello che possiamo mettere realmente in pratica.

COS’E’ UN PROGETTO

Questo modo d’affrontare la nostra carriera professionale ha una definizione ben precisa. Si chiama progetto. E questa è la sua definizione:  

Un progetto professionale è “l’immagine di una situazione, di una condizione che si pensa di raggiungere. È un piano, un programma, una decisione, una visione. È ciò che ci si propone di fare a un momento dato. È tutto ciò per cui l’uomo tende a modificare il mondo o lui stesso, all’interno di un senso dato” (dal dizionario Le Petit Robert).

https://www.isfol.it/temi/Lavoro_professioni/copy_of_progetti/orientamento-al-lavoro/materiali-bi.dicomp/bidicomp_2lab-slide-1

Quando progettiamo qualcosa, alla luce di questa definizione, dobbiamo sempre ricordare che quello che stiamo facendo è proiettare noi stessi nel futuro. Non solo. Rappresenta anche la volontà di cambiamento e dunque d’azione. Perché è perfettamente inutile immaginare il futuro e fermarsi solo a quello.

Sarebbe come se andassimo nel miglior ristorante della città, ordinassimo le pietanze che abbiamo sempre desiderato, ma ci alzassimo e ce andassimo prima che ci fossero servite. Il tutto non avrebbe alcun senso perché il piacere nell’andare al ristorante non lo si prova ordinando il cibo, ma mangiandolo.

Fino a quando non decideremo di strutturare un percorso realmente utile alla nostra crescita professionale difficilmente potremmo pensare di portare un cambiamento apprezzabile alla nostra realtà.

Dare un significato e una direzione ben precisa ai nostri progetti significa, dunque, dare vita ai nostri desideri e ci permette, soprattutto, di trovare un senso a ciò che ci accade ogni giorno. Bello o brutto che sia.  

QUALI CARATTERISTICHE DEVE POSSEDERE IL NOSTRO PROGETTO

Vediamo, però, quali sono le caratteristiche di un progetto che sia degno di questo nome:

Secondo Boutinet sarebbero quattro le caratteristiche di un progetto: Attiene a una preoccupazione, consapevole o meno, che porta l’individuo a capire ciò che vuole e come desidera orientarsi per realizzarlo Riguarda l’anticipazione di un’azione Pone in evidenza il ruolo dell’individuo o di un collettivo, che diviene attore del suo progetto. Progettarsi è sempre proiettarsi Necessita di creatività e innovazione divenendo così un antidoto alla ripetitività e ai condizionamenti.

https://www.isfol.it/temi/Lavoro_professioni/copy_of_progetti/orientamento-al-lavoro/materiali-bi.dicomp/bidicomp_2lab-slide-1

DECIDIAMO PERCHE’ VOGLIAMO FARLO

Qualunque progetto decidiamo di mettere in piedi deve avere un perché, altrimenti è inutile. Ma, come dico spesso, la domanda giusta da porci non è quella più semplice e cioè: “Cosa voglio fare?” oppure “Che obiettivo voglio raggiungere?”.

Piuttosto dev’essere strutturata in questo modo: “Come posso rendermi veramente utile per le persone a cui ho deciso di rivolgermi?” e soprattutto “Come posso farlo in modo concreto, usando le mie competenze e la mia creatività?”.

DIAMO UNA SCADENZA CREDIBILE AL PROGETTO

Anche in questo caso dobbiamo farci la domanda giusta e cioè: “Quanto tempo mi do per realizzare il mio progetto?”. Perché è perfettamente inutile strutturare un percorso senza ponderare la tempistica per portarlo a termine.

Questo perché, quando si parla di progetti, dobbiamo sempre ricordare la parolina magica e cioè la sua “sostenibilità”.

I nostri progetti devono essere ambiziosi, ma fattibili entro un certo periodo di tempo che non necessariamente dev’essere breve. Basta che sia certo. Se poi arriviamo alla fine e non ci siamo riusciti, saremo comunque diventati persone diverse.

Con questo voglio dire che il fine, in un progetto, è molto importante, ma lo siamo anche noi perché cresceremo assieme a lui. E una volta arrivati alla fine potremo sempre giovarci di ciò che abbiamo imparato. Il tutto a prescindere dall’esito finale.

VALUTIAMO SEMPRE LE RISORSE, I MEZZI E LE COMPETENZE A NOSTRA DISPOSIZIONE

Anche questo parametro serve per tenerci con i piedi ben ancorati al terreno perché è semplicemente ridicolo e da incoscienti progettare, per esempio, di scalare l’Everest d’inverno, con le ciabatte infradito e la canotta da spiaggia.

Prima dobbiamo fare il punto della situazione e poi partire. Dobbiamo quindi porci le domande più ovvie, ma anche più scomode.

“Ho la preparazione atletica per farlo?”, “Ho gli strumenti adatti per affrontare l’impresa?”, “Ho le conoscenze tecniche per affrontare una scalata come questa?”, “Posso chiedere aiuto a qualcuno per portare a termine la mia impresa?”.

Probabilmente attraverso queste domande, l’Everest, potrebbe rivelarsi una meta troppo ambiziosa. Potremmo però pensare di cominciare con una montagna più bassa, in primavera, con un’attrezzatura basilare e in un luogo più a portata di mano.

Ma potrebbe trasformarsi anche in una collina dove fare una passeggiata d’estate con la famiglia, fino a diventare l’arrampicata del secolo fino al pianerottolo di casa in ascensore!

L’importante è essere molto sinceri con noi stessi.

DIAMO UN SENSO SUPERIORE AL NOSTRO PROGETTO

“Quali sono le cose per cui lottiamo?”, “Se togliamo noi stessi e il nostro prodotto, cosa resta del nostro progetto?”, “Quali valori porta con sé?”, “Qual è il messaggio che voglio trasmettere?”.

Perché un progetto non dev’essere strutturato solo dal punto di vista tecnico, con tutti i vari passaggi utili per raggiungere l’obiettivo, ma deve portare con sé delle emozioni.

Quando lo presentiamo dobbiamo parlare dei valori che rappresenta e del motivo per il quale non se ne può fare a meno. Diversamente staremo parlando del nulla farcito di niente.

I nostri valori, infatti, sono molto più forti dei benefici che il nostro prodotto può produrre, perché sono messaggi che travalicano il bisogno o anche il semplice interesse nel prodotto che stiamo presentando.

Comportandoci in questo modo abbiamo la possibilità di cominciare a parlare di valore condiviso e di condivisione della visione della realtà. Fattori fondamentali per creare fiducia e abbattere il muro dell’indifferenza che per natura, tra cliente e venditore, è sempre molto alto.

Questo dunque è l’unico vero modo per emergere dalla mediocrità e dall’appiattimento al quale siamo sottoposti nei confronti dei nostri concorrenti solo perché mettiamo la meta prima dei valori che devono animare sempre i nostri progetti.

Per questa settimana è tutto. Spero di averti dato degli spunti utili per riflettere e come sempre, se vuoi farmi delle domande, scrivi un commento qui sotto e ti risponderò al più presto.

Buona giornata.

Giorgio

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